Riapertura del canale di Suez: effetti sul mercato dello shipping e sui prezzi dei container
La riapertura del Canale di Suez rappresenta un passaggio cruciale per il commercio marittimo internazionale dopo mesi di forti tensioni sulle rotte globali. La crisi che ha interessato uno dei principali snodi logistici mondiali ha avuto ripercussioni significative sul settore dello shipping, incidendo sui tempi di transito, sull’organizzazione delle catene di approvvigionamento e, di conseguenza, sul mercato dei container.
Con questo articolo, noi di SO.GE.SE. vogliamo offrire una panoramica chiara e aggiornata della situazione: partendo da quanto accaduto durante la crisi del Canale di Suez, analizzeremo gli effetti sullo shipping internazionale e sul mercato dei container, per poi capire cosa può cambiare con la progressiva riapertura della rotta e quali strategie adottare in questa fase di transizione.
La crisi del Canale di Suez: cosa è successo e perché ha inciso sul mercato
Il Canale di Suez è stato negli ultimi anni al centro di eventi che ne hanno evidenziato tutta la vulnerabilità strategica. Già nel 2021, l’incagliamento della portacontainer Evergreen aveva causato il blocco temporaneo del traffico, mostrando in modo evidente quanto un singolo incidente potesse ripercuotersi sull’intero sistema del commercio marittimo globale. A questa prima criticità si sono aggiunte, a partire dalla fine del 2023, le tensioni geopolitiche nell’area del Mar Rosso, con gli attacchi degli Houthi alle navi in transito. Il peggioramento delle condizioni di sicurezza ha spinto molte compagnie di navigazione a evitare la rotta del Canale di Suez, optando per deviazioni più lunghe ma ritenute meno rischiose.
Le deviazioni attraverso il Capo di Buona Speranza hanno comportato un allungamento significativo dei tempi di navigazione tra Asia ed Europa, con effetti diretti sull’organizzazione delle rotte, sulla puntualità delle consegne e sull’efficienza complessiva della supply chain. In un sistema logistico fortemente interconnesso come quello del trasporto containerizzato, queste discontinuità hanno rapidamente generato squilibri che si sono riflessi sull’intero mercato.
Gli effetti della crisi sullo shipping internazionale
La crisi del Canale di Suez ha inciso in modo diretto sull’efficienza dello shipping internazionale, più che sulla capacità nominale delle flotte. Le deviazioni lungo rotte alternative, in particolare via Capo di Buona Speranza, hanno infatti allungato sensibilmente i tempi di navigazione, riducendo la capacità effettiva del sistema: a parità di navi impiegate, ogni rotazione ha iniziato a richiedere più giorni.
Questo meccanismo ha avuto conseguenze immediate sulla struttura del mercato. Tempi di transito più lunghi hanno significato meno viaggi completati nell’arco dell’anno, una minore flessibilità operativa e una crescente difficoltà nel rispettare le schedule. Le principali società di leasing e gli operatori di mercato hanno evidenziato come le disruption nell’area del Mar Rosso abbiano contribuito a sostenere la domanda di capacità, proprio perché il sistema logistico è diventato complessivamente meno efficiente. In questo contesto, anche senza un aumento reale dei volumi trasportati, lo shipping ha dovuto assorbire un incremento della complessità operativa: navi impegnate più a lungo sulle rotte, maggiore esposizione a congestioni portuali e un generale aumento del rischio di discontinuità nella catena di approvvigionamento. È su queste basi che la crisi del Canale di Suez ha iniziato a produrre effetti strutturali, destinati a riflettersi anche sui mercati collegati allo shipping, a partire da quello dei container.
L’impatto della crisi del Canale di Suez sul mercato dei container: prezzi e disponibilità
L’allungamento delle rotazioni e la riduzione dell’efficienza dello shipping si sono tradotti rapidamente in tensioni sul mercato dei container. Con più giorni necessari per completare un viaggio, una quota rilevante dell’equipment è rimasta impegnata più a lungo lungo la supply chain, riducendo la disponibilità immediata nei principali hub logistici. Questo meccanismo ha generato una domanda “di sistema” più elevata: non perché i volumi trasportati siano cresciuti in modo strutturale, ma perché, a parità di traffici, sono stati necessari più container per mantenere operativi i flussi.
Container dry: rialzi più marcati e squilibri di riposizionamento
I container dry, e in particolare i 40’ High Cube, sono stati i primi a riflettere queste tensioni. Essendo la tipologia più utilizzata sulle rotte Asia-Europa, hanno risentito in modo diretto degli squilibri di riposizionamento causati dalle deviazioni via Capo di Buona Speranza.
Un esempio concreto arriva dal mercato cinese: nel 2024, i prezzi dei container 40’ HC cargo-worthy hanno registrato aumenti rapidi in pochi mesi. A Shanghai, ad esempio, si è passati da valori intorno ai 2.150 dollari ad aprile 2024 a oltre 2.500 dollari già a maggio, con incrementi a doppia cifra su base mensile. Un segnale chiaro di tightness lato origine, tipico delle fasi di forte inefficienza logistica. Secondo le letture degli operatori e dei grandi lessor, i prezzi dell’usato sono rimasti su livelli elevati anche tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, proprio perché una parte significativa dei container continuava a rimanere “bloccata” nel ciclo operativo.
Reefer e container speciali: un mercato più selettivo
Nel segmento dei container refrigerati, l’effetto della crisi si è manifestato in modo diverso. Il mercato reefer, per sua natura più specialistico, non ha sempre registrato gli stessi salti percentuali del dry, ma ha visto crescere i premi legati alla disponibilità e all’affidabilità del servizio. In presenza di rotazioni più lente e schedule meno prevedibili, la priorità per molti operatori è diventata la continuità operativa: tempi più lunghi, minori margini di recupero e maggiore attenzione allo stato dell’equipment hanno reso il mercato più selettivo, soprattutto per i settori food e pharma.
Per i container speciali e offshore, la crisi ha accentuato una dinamica già esistente: prezzi meno trasparenti e disponibilità fortemente legata a contratti e progetti specifici. In questi casi, l’impatto della disruption non si è tradotto tanto in rialzi generalizzati, quanto in una maggiore difficoltà di reperimento dell’equipment nel momento giusto e nel luogo giusto.
Cosa cambia con la riapertura del Canale di Suez
La progressiva riapertura del Canale di Suez introduce un cambio di scenario rilevante per il settore dello shipping e per il mercato dei container, ma i suoi effetti non sono immediati né automatici. Il ritorno alla rotta tradizionale consente infatti di ridurre i tempi di navigazione tra Asia ed Europa, reintroducendo capacità effettiva nel sistema logistico globale. Dal punto di vista economico, il meccanismo è chiaro: rotazioni più brevi significano che le navi completano più viaggi nell’arco dell’anno e che i container restano impegnati nel ciclo operativo per meno tempo. In teoria, questo dovrebbe contribuire a ridurre la pressione sulla domanda di equipment e ad allentare le tensioni su prezzi e disponibilità.
Tuttavia, la normalizzazione operativa richiede tempo. Il ripristino delle schedule, il rientro graduale sulle rotte tradizionali e il riposizionamento dei container necessitano in genere di 8 – 12 settimane, a condizione che la riapertura sia stabile e non accompagnata da nuove interruzioni o criticità sul piano della sicurezza. La stabilizzazione “di mercato” (intesa come riequilibrio più strutturale di noli, disponibilità di container e prezzi dell’equipment) tende invece a svilupparsi su un orizzonte più ampio, nell’arco di alcuni trimestri, ed è influenzata anche da fattori esterni come l’ingresso di nuova capacità nave già ordinata e le scelte operative dei principali carrier. In questo contesto, sebbene la riapertura del Canale di Suez rappresenti un segnale positivo, il ritorno a condizioni di piena normalità appare più realistico nel medio termine, con un processo di assestamento che potrebbe estendersi fino alla seconda metà del 2026, soprattutto se la ripresa dei traffici dovesse avvenire in modo graduale.
Il punto di vista di SO.GE.SE.: come affrontare l’attuale crisi del Canale di Suez
In una fase in cui il mercato sta gradualmente cercando un nuovo equilibrio, noi di SO.GE.SE. riteniamo fondamentale leggere la crisi del Canale di Suez non come un evento isolato, ma come un fattore che ha messo in evidenza la fragilità e l’interdipendenza delle catene logistiche globali. La progressiva riapertura della rotta rappresenta un segnale importante, ma non elimina automaticamente le incertezze operative e di mercato accumulate nei mesi precedenti.
L’esperienza maturata nel settore dei container e della logistica ci porta a osservare come, in questi contesti, le scelte legate alla gestione dell’equipment debbano essere guidate da valutazioni pragmatiche, evitando decisioni dettate esclusivamente dalla pressione del momento. È proprio nella fase di transizione che diventa essenziale bilanciare flessibilità, continuità operativa e sostenibilità degli investimenti.
Acquisto o noleggio: come scegliere oggi in un contesto ancora instabile
In presenza di volumi incerti, picchi temporanei o progetti di durata limitata, soluzioni di noleggio o formule flessibili consentono di rispondere alle esigenze operative senza esporsi al rischio di immobilizzare capitale in un mercato che potrebbe evolvere verso una maggiore disponibilità di container. Questo approccio permette di mantenere elasticità e di adattarsi più facilmente a eventuali cambiamenti dello scenario logistico.
Diversamente, quando l’utilizzo del container è strutturale e continuo, come accade in alcune filiere industriali o nella logistica del freddo, l’acquisto selettivo o il leasing di lungo periodo possono restare opzioni valide. In questi casi, la scelta non è legata esclusivamente al prezzo, ma alla necessità di garantire affidabilità, standard qualitativi elevati e continuità del servizio.
I container SO.GE.SE. più strategici in questo scenario
All’interno di questo quadro, alcune tipologie di container dry risultano oggi più adatte a garantire flessibilità e continuità operativa. I container dry 40 piedi High Cube restano una soluzione estremamente versatile, facilmente riutilizzabile e ricollocabile su diverse rotte e applicazioni. I container dry da 20 piedi rappresentano invece una scelta efficace per la gestione di carichi densi o pesanti, permettendo di ottimizzare il rapporto tra capacità e limiti di trasporto.
Per i container refrigerati, l’indicazione è di orientarsi verso queste soluzioni solo in presenza di una domanda reale e continuativa, privilegiando la qualità dell’equipment e il supporto tecnico rispetto a logiche di breve periodo. I container speciali e offshore, infine, dovrebbero essere valutati principalmente in funzione di progetti specifici e livelli di utilizzo garantiti, trattandosi di asset meno liquidi e con dinamiche di mercato più ristrette.
Attraverso la disponibilità di container nuovi e usati e un approccio orientato alla consulenza, SO.GE.SE., con le linee Stock Solution e Idea Freddo, supporta aziende e operatori logistici nella scelta delle soluzioni più adatte per affrontare con maggiore consapevolezza la fase di transizione in corso.
Conclusione e il ruolo chiave di SO.GE.SE.
La riapertura del Canale di Suez segna un passaggio importante verso una possibile normalizzazione del mercato, ma le dinamiche dello shipping e dei container restano influenzate da fattori operativi e strutturali che richiedono attenzione e competenza. In questa fase di transizione, interpretare correttamente il contesto e scegliere soluzioni adeguate diventa fondamentale per tutelare continuità operativa e investimenti.
Per valutare la soluzione più adatta alle tue esigenze logistiche o per ricevere un supporto dedicato nella scelta di container nuovi, usati o a noleggio, contatta il team di SO.GE.SE.: i nostri specialisti sono a disposizione per un confronto diretto e personalizzato.